INCONTRO DI 8 COMUNITA` QUILOMBOLAS AL MAC DI CAMPINA GRANDE
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segunda-feira, 10 de dezembro de 2012
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Un ottimo servizio di TV Itararé/TV Cultura sull'incontro di 8 comunità quilombolas della Paraiba avvenuto il 20 novembre 2012 al MAC - Museo Assis Chateaubriand di Campina Grande per commemorare il giorno della coscienza nera. L'evento è stato organizzato da AACADE e CECNEQ durante l'esposizione "Quilombos da Paraiba: la realtà di oggi e le sfide per il futuro" con fotografie di Alberto Banal e dei 52 alunni quilombolas del progetto Fotografos de rua.
20 NOVEMBRE: LA COSCIENZA DEI NERI
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quarta-feira, 21 de novembro de 2012
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L’arrivo di Seu Domingos - Seu Domingos mentre indica la fotografia con le nipotine
Zé Pequeno con gli amici suonatori - Il momento delle testimonianze
Paquinha con le giornaliste - Dona Lurdes e le sue ceramiche in televisione
La direzione del museo insieme ad AACADE e al fotografo Alberto che ha realizzato la mostra, è qui al nostro fianco per appoggiare questi eroi, protagonisti di una nuova storia che finalmente viene riscritta nella Paraíba e nel Brasile. Questa mostra fotografica mette in primo piano la vita nei quilombos, le difficoltà, le sfide e le allegrie, ciò che è cambiato e quello che bisogna cambiare a cominciare da subito. Non siamo qui per guardare e assistire, ma per essere fattivamente al fianco dei quilombos che esigono una prospettiva per il futuro. La festa vibra al ritmo forte della zabumba della Caiana che riporta ai suoni dei tamburi africani. La neonata ciranda del Grilo, il coco de roda e la ciranda della Caiana esaltano i visitatori che entrano nella danza perchè la gente nera non discrimina nessuno. Seu Domingos osserva con sguardo attento e vibra nella sua anima perché forse per la prima volta questo antico ceppo di un popolo resistente è al centro della scena, adesso insieme al vecchio prete, monsignor José Maria Pires, che entra nella ruota della ciranda perché questa è la gente in cui si riconosce e ritrova la sua ancestralità. Molti giovani e adolescenti quilombolas partecipano senza ritrosia perché nessuno impone restrizioni o limiti. Per alcune ore il museo si trasforma in un quilombo colorato e animato, dove la vita parla molto più forte delle chiacchiere accademiche sui quilombos.
Quilombolas mentre visitano la mostra
Alberto con la docente Mércia e i suoi alunni di antropologia
Dom José Maria Pires balla la ciranda con le quilombolas del Grilo
La ciranda di Caiana dos Crioulos
La capoeira di Matias
QUILOMBOLAS IN FESTA COM DOM ZUMBI
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Piú di 100 quilombolas festeggiano il giorno della coscienza nera in compagnia di monsignor José Maria Pires (Dom Zumbi) – 20 di novembre al MAC di Campina Grande
L’associazione di appoggio alle comunità afro discendenti – AACADE – e il Coordinamento delle comunità quilombolas della Paraíba – CECNEQ -, con l’appoggio e la collaborazione del Museo Assis Chateaubriand – MAC -, hanno organizzato un incontro con le comunità quilombolas della Paraíba per commemorare il giorno della coscienza nera il 20 novembre 2012.
L’evento è avvenuto al MAC dove è in corso la mostra fotografica “Quilombos della Paraiba, la realtà di oggi e le sfide per il futuro” del fotografof italiano Alberto Banal e dei 52 alunni quilombolas del progetto Fotógrafos de rua.
Il successo è andato al di là di qualsiasi aspettativa perchè si è riusciti a organizzare la venuta di più di cento quilombolas di otto comunità. Uno dei momenti salienti è stato l’incontro dei quilombolas con l’Arcivescovo emerito della Paraíba, monsignor José Maria Pires, che, tra l’altro, fu il primo vescovo nero del Brasile.
Ma cerchiamo di seguire l’ordine dei fatti, perché l’agenda del giorno è stata piena e densa di appuntamenti.
Sul far del giorno Luis e Francimar, dell’associazione AACADE, sono andati al quilombo del Grilo per prendere dona Lurdes e Paquinha, con il loro sacco di argilla per la preparazione di vasi e padelle in ceramica. L’arrivo al museo è stato in contemporanea con la macchina che era andata a prendere i tre rappresentanti del quilombo Bonfim e l’equipe dei giornalisti del Jornal da Paraiba e della União. “Non ho nemmeno cominciato a lavorare, che già bisogna parlare – dice ridendo dona Lurdes – ma, senza alcun problema o timore, non si fa pregare per raccontare la storia sofferta della sua vita. Zezihno, di Bonfim, sottolinea che dopo aver ottenuto la terra, tutto è cambiato: “Adesso sì che è vita! Prima la gente poteva solo respirare e mangiare, quando c’era. Il resto era soggezione al padrone, lavoro schiavo”. Fino a poco tempo fa, per qualsiasi quilombola, che generalmente non era istruito e quasi non aveva contatti con la “civile”, era inimmaginabile affrontare una conversazione con un estraneo, figurarsi con un giornalista. “Ma i tempi sono cambiati, o meglio la testa, la mentalità, è cambiata – afferma con decisione Paquinha –, adesso io so cosa significa essere nero, ne sono orgogliosa, cammino e parlo a testa alta di fronte a chiunque, fosse anche il presidente della repubblica”.
Panoramica dell'entrata al museo
Sul far del giorno Luis e Francimar, dell’associazione AACADE, sono andati al quilombo del Grilo per prendere dona Lurdes e Paquinha, con il loro sacco di argilla per la preparazione di vasi e padelle in ceramica. L’arrivo al museo è stato in contemporanea con la macchina che era andata a prendere i tre rappresentanti del quilombo Bonfim e l’equipe dei giornalisti del Jornal da Paraiba e della União. “Non ho nemmeno cominciato a lavorare, che già bisogna parlare – dice ridendo dona Lurdes – ma, senza alcun problema o timore, non si fa pregare per raccontare la storia sofferta della sua vita. Zezihno, di Bonfim, sottolinea che dopo aver ottenuto la terra, tutto è cambiato: “Adesso sì che è vita! Prima la gente poteva solo respirare e mangiare, quando c’era. Il resto era soggezione al padrone, lavoro schiavo”. Fino a poco tempo fa, per qualsiasi quilombola, che generalmente non era istruito e quasi non aveva contatti con la “civile”, era inimmaginabile affrontare una conversazione con un estraneo, figurarsi con un giornalista. “Ma i tempi sono cambiati, o meglio la testa, la mentalità, è cambiata – afferma con decisione Paquinha –, adesso io so cosa significa essere nero, ne sono orgogliosa, cammino e parlo a testa alta di fronte a chiunque, fosse anche il presidente della repubblica”.
Dona Lurdes e Paquinha con le giornaliste e Francimar
Zezihno durante l’intervista Dona Lurdes intervistata per il telegiornale
Il lavoro di AACADE con le comunità sta dando i suoi frutti ed è un piacere condividere queste significative conquiste.
L’arrivo alle 11. del gruppo di capoeira di Matias riempie l’atrio del museo e le sale espositive di allegria. L’esibizione dei giovani capoeristi coinvolge immediatamente le due classi di studenti in visita.
Finalmente, dopo un lungo viasggio, alle 12.00, il pulmino messo a disposizione dall’università di Cajazeiras, sbarca i rappresentanti dei quilombos Negros das Barreiras e Os Rufinos. Festa grande e molta emozione quando il gruppo entra nel museo accompagnando Seu Domingos, il patriarca di 84 anni diventato una icona della stessa esposizione. Dopo pranzo si forma un cerchio attento attorno al gruppetto di vecchi quilombolas che emozionano i numerosi presenti con le storie delle loro vite, delle tradizioni e dei costumi tramandati dagli antenati. Zé Pequeno, leader del quilombo Barreiras, non si stanca di ricordare ai giovani l’importanza dello .studio come condizione per costruire un futuro migliore.
Francimar, AACADE, mentre organizza il dibattito
Gli interventi di Paquinha e di Zé Pequeno
Alle 14,30 finalmente ce la fanno ad arrivare la trentina di alunni di Fotógrafos de rua e il gruppo della ciranda dei quilombos Grilo, Pedra d’Água e Matão. Il pullman messo a disposizione dalla UEPB è andato a prenderli con più di un’ora di ritardo e io sono furente per quello che considero una mancanza di rispetto, ma i giovani quilombolas non fanno una piega tanta è la felicità e l’allegria di di incontrarsi con gli amici di altre comunità condividendo nuove esperienze. La forza ritmata del tonfo della zabumba del Grilo spinge la gente a esprimere la sua profonda voglia di vivere in una danza vibrante e allegra. Alle 15.30 il momento saliente del giorno: l’incontro con “Dom Zumbi”, vale a dire monsignor José Maria Pires, che si è guadagnato questo soprannome per la sua lotta a favore della gente nera. Sono andato a prendere monsignor José all’aeroporto di Campina Grande dove arrivò solo soletto dopo un viaggio, con scalo a Salvador, di più di 5 ore. Con i suoi 93 anni, risale con passo fermo la bianca rampa che porta al museo, carico di ricordi del passato e speranze per il futuro. Entro nella sala rumorosa e annuncio l’arrivo di Dom José. Alcuni secondi di silenzio e subito si scatena una baraonda di abbracci, baci sulla guancia, bacio dell’anello episcopale, in ginocchio… ciascuno a modo suo, come il cuore, la tradizione, le usanze, comandano. Dom José ha un gesto affettuoso per tutti, che è speciale per i bambini e gli anziani. Profondo è l’abbraccio con Seu Domingos. Smilzo com’è, Zé Pequeno si perde nella magrezza longilinea di Dom José. E affettuosi sono gli abbracci e i baci di dona Lurdes: “Lui è stato in casa mia, ha mangiato al mio tavolo”.
L’arrivo di dom José all’aeroporto
L’abbraccio di dona Lurdes L’incontro con Seu Domingos
Le parole di Dom José sono ferme, sicure, comprensibili a tutti, frutto di molti studi teorici e alla scuola della vita. “Stiamo raccogliendo oggi e in questo luogo i frutti del sangue di Zumbi, simbolo della resistenza dei nostri antenati. Furono deportati a forza dall’Africa verso queste terre, strappati alla loro patria, separarti dalla loro gente e dalla loro famiglia, mescolati con neri di altre lingue e altri costumi. Hanno violentato la loro coscienza imponendo una religione che non avevano scelto… Neri, miei fratelli! Come i nostri antenati, siamo venuti da luoghi differenti. Un po’ diversi da loro e meno puri, oggi abbiamo pelli con intensità di colore variata. Nell’anima abbiamo credenze differenti. Ma in loro e in noi sono presenti e indelebili i segni della negritudine. Siamo negri e non ce ne vergognamo, non vogliamo vergognarci di esserlo. Il nero non è inferiore a nessuno. Siamo tutti uguali e la società ha il dovere di dare ai neri quello che spetta loro di diritto”. Dom José parla con il cuore in mano e la gente comprende perfettamente la lezione di una vita dedicata completamente alla difesa dei diritti umani, soprattutto dei neri.
Quando la ciranda riprende Dom José entra nella ruota con passi levi e esperti. E come la gente apprezzò. Perché nulla di esibizionista o folcloristico appariva in quel gesto semplice e spontaneo. Lungi da letture intellettualoidi e forzate, la gente ne ha percepito il vero significato: una forma speciale di comunione.
E quando la festa sembrava sul punto di finire, ecco arrivare le cirandeiras di Caiana dos Crioulos, guidate dall’incredibile e trascinante Cida. Ogni passo un ricordo, ogni battuta un progetto, ogni giro un sogno, ogni canzone un urlo: vivo la gente nera, viva i quilombolas, viva Zumbi.
Luis Zadra, Dom José Maria Pires, Alberto Banal
Dom José con alcuni giovani quilombolas del Matão
Inaugurato il Centro comunitario di Pedra d'Água
Organizzammo a tambur battente una riunione con tutta la comunità spiegando a grandi linee il progetto, la ricerca dei finanziamenti necessari e chiedendo quale poteva essere il loro contributo. Come era prevedibile l'entusiasmo contagiò un pò tutti e ne scaturì l'impegno preciso di garantire tutti i giorni necessari di mutirão. Mutirão è una forma molto diffusa e tradizionale di "lavoro comunitario". Di solito è fatto in occasione del raccolto di qualche prodotto, quando è necessario svolgere il lavoro in breve tempo, prima che tutto si rovini o marcisca. Tutti ad aiutare chi ne ha bisogno, e il favore sarà restituito al tempo opportuno. Ma il mutirão si fa anche per aggiustare il tetto di una casa che sta per cadere, o riparare la strada rovinata dalla pioggia, ecc... Il mutirão è quindi una delle espressioni più profonde dello spirito e dell'unione di una comunità. A Pedra d'Àgua ha funzionato alla grande: anche più di cinquanta persone alla volta hanno partecipato allo scavo delle fondamenta, alla raccolta e al trasporto delle pietre necessarie, al setaccio della sabbia piovana... Abbiamo iniziato i lavori il 25 di agosto e li abbiamo conclusi il 4 di dicembre, giorno in cui è avvenuta l'inaugurazione. Come si può immaginare la festa è stata veramente grande.
25 agosto: il tracciato e lo scavo delle fondamenta
1° settembre: il grande mutirão per la raccolta delle pietre,
lo scavo della sabbia e la posa delle fondamenta
21 settembre: si innalzano i primi muri
26 settembre: i lavori avanzano e serve altra sabbia
5 ottobre
27 ottobre: la scatola è completata
17 novembre: completamento del tetto
29 novembre: particolare della veranda - 3 dicembre: ultimi ritocchi
4 dicembre: alcuni momenti della festa di inaugurazione del Centro comunitario
Oggi la comunità di Pedra d'Àgua ha il suo Centro comunitario dove potranno lavorare le donne del cucito e tante altre attività potranno essere svolte. Il Centro è come un cuore pulsante grazie al quale è rifiorita la speranza di una comunità. E tutto questo è avvenuto grazie all'impegno dei membri della comunità ma anche grazie al contributo indispensabile di enti, associazioni e i tanti amici italiani che sempre sono generosamente al nostro fianco. In particolare vanno ricordati: Reed Business Information Italia, La Goccia Onlus e il CESE (Coordinamento ecumenico di servizi) di Salvador Bahia.
Il cartello che ricorda i sostenitori del Centro comunitario
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