Pamo o.n.l.u.s. chiama Zambia

quarta-feira, 20 de janeiro de 2010
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Dopo il mio viaggio in Zambia, dove ho potuto vedere concretamente il modo di operare di Zambian Helpers Society, penso utile fornire alcune informazioni sulla Pamo o.n.l.u.s., associazione capofila dei vari progetti. La finalità di PAMO è quella di offrire un aiuto alla gente dello Zambia promuovendo e sviluppando iniziative di assistenza e sviluppo. PAMO o.n.l.u.s. opera: - in Italia grazie ad un gruppo di persone che offrono il loro lavoro in senso volontaristico; - in Zambia attraverso una associazione no-profit denominata Zambian Helpers Society. L’attività di PAMO o.n.l.u.s. è dedicata: in Italia alla raccolta dei fondi necessari ed in Zambia alla definizione delle strategie di intervento, all’approvazione dei preventivi di investimento e spese, nonchè al controllo dei consuntivi. L’operatività di Zambian Helpers Society è svolta esclusivamente da personale locale. Questo è un punto cardine della strategia di PAMO o.n.l.u.s. Tutte le attività in essere, ad esclusione del progetto Luanshya, hanno base a Chipongwe, località situate a 30 chilometri a sud di Lusaka. Attualmente circa 150 persone formano l’organico dell’organizzazione in Zambia e, come detto sopra, tutte, dal Direttore generale al Personale di pulizia, sono residenti locali.

Sister Margaret, direttore generale del centro, discute il bilancio 
consuntivo 2009 con Giuseppe Volonterio e Nuccia Invernizzi, 
membri del board di Pamo e Zambian Helpers Society 

Queste le principali attività in essere. Interventi nell’area sanitaria:
- L’Ospedale. Svolge un’attività di day-hospital. E’ dotato di una sala per radiografie, un’apparecchiatura per ecografie, un laboratorio di analisi, un gabinetto dentistico ed una farmacia. Il bacino di utenza dell’ospedale copre un’area dove abitano 11.000 persone.
- L’ambulatorio per la prevenzione e cura dell’HIV con presa in carico di pazienti e distribuzione di farmaci antiretrovirali.
- La Clinica Mobile. Si reca giornalmente nei villaggi in un raggio di oltre cento chilometri dall’ospedale. Il bacino di utenza comprende 30.000 persone e gli interventi in un anno sono oltre 18.000 di cui 12.000 sui bambini. I villaggi assistiti sono attualmente 14.
- L’Assistenza a Domicilio. Servizio svolto da volontari e dedicato all’assistenza di ammalati terminali o non autosufficienti. Il territorio coperto si estende in un raggio di venti chilometri intorno all’ospedale. I volontari impegnati sono 40 e il bacino di utenza è di oltre 11.000 persone. Nel territorio che usufruisce di questo servizio è stato lanciato, a partire dal 2007, un progetto per la prevenzione e cura della malaria che prevede seminari per i residenti su come proteggersi dalla malattia, l’installazione di zanzariere nelle capanne e La somministrazione di medicine alle persone contaminate.


La struttura del Day Hospital, laboratori e mamme con bimbi in attesa 

Interventi nell’area educativa:
- La Scuola. Attualmente sono 480 i bambini e ragazzi che frequentano la Lukamantano School arrivando a completare il “Nono Grado” ovvero la così detta Basic School. Per i ragazzi bisognosi, ma meritevoli di continuare gli studi, sono state istituite delle borse di studio. Piú della metà degli studenti sono orfani e tutti sono in condizioni economiche tali da non poter pagare i costi della scuola pubblica. A tutti viene dato un pasto, l’occorrente per lo studio, l’abbigliamento e le cure mediche.
- La Scuola di sartoria. Ogni semestre vengono tenuti corsi di cucito e maglieria. Ad ogni corso partecipano 20 persone che si fanno carico del pagamento dell’insegnante.
- La scuola di agricoltura. Ad ogni classe della scuola viene assegnato un pezzo di terra. Gli allievi, sotto la guida dei loro insegnanti, coltivano prodotti che vengono poi utilizzati per la loro alimentazione.

La scuola di Lukamantano 

I bimbi dell'asilo  e una classe del nono grado 

Lezione di agricoltura 

Interventi nel sociale:
- La casa di accoglienza a Luanshya. E’ stata aperta una casa di accoglienza per bambine orfane a Luanshya, una cittadina nel nord dello Zambia. E’ stata completata la ristrutturazione del fabbricato e ad oggi sono ospitate 17 bambine in età dai 3 ai 13 anni.
- Il Club delle Donne. E’ stata incoraggiata la costituzione di un club formato dalle donne del comprensorio. Lavorando in gruppo le donne si aiutano reciprocamente per migliorare la loro abilità nella produzione di manufatti per la propria famiglia o per la vendita.
- Aiuto a distanza. Coinvolge 47 bambini orfani che sono stati “adottati a distanza” da altrettante famiglie italiane.
- Aiuto alimentare. Al di là dell’aiuto ai bisognosi nei momenti di carestia o di particolare necessità, vengono assegnati dei terreni agli abitanti del luogo perchè possano coltivarli per il proprio sostentamento. I lotti sono stati suddivisi tra i lavoratori dell’ospedale, i volontari dell’assistenza a domicilio, ecc...
- Il mulino. Nel corso del 2006 è stato attivato un mulino per macinare il mais e le persone, pagando un piccolo compenso, vi si recano per macinare la loro farina.
- Il laboratorio/scuola di falegnameria. Nel giugno 2006 è stata ultimata la costruzione del capannone, installate le macchine e iniziata la produzione. Il laboratorio di falegnameria produce manufatti destinati alla vendita ed i ricavi collaborano all’autosostentamento delle opere assistenziali.


Giuseppe, Franco, Nuccia e Alberto con le ospiti della Casa Famiglia 

Bimbi del progetto "Aiuto a distanza" 

L’assistenza ai villaggi:
- I pozzi. Dieci sono i pozzi sino ad oggi attivati per dare acqua potabile in altrettanti villaggi.Ogni pozzo dà acqua potabile a 150/200 famiglie e salva molti bambini dalle infezioni intestinali che sono una delle principali cause di morte infantile. L’attivazione di un pozzo costa € 4.000.
- Gli ambulatori. In alcuni villaggi sono stati costruiti dei locali dove le infermiere della clinica mobile possano svolgere le loro visite e prestare le cure. L’intervento consiste nel fornire al villaggio il cemento, le lastre per la copertura ed i serramenti. La produzione di mattoni e la costruzione del manufatto sono compito degli abitanti del villaggio.

L’attività agricola.
- L’Azienda agricola. Vi si producono alimenti e vengono generate risorse per il sostegno della scuola e dell’ospedale.


Scorci dell'Azienda agricola 

Nuovi progetti.
- Una clinica chirurgica a Lukamantano Village.

Ho avuto occasione di conoscere questa realtà grazie ad un viaggio che ho fatto assieme all’amica Nuccia Invernizzi, che da vari anni è membro del consiglio di amministrazione di Pamo e di Zambian Helpers Society. Sul luogo ho avuto anche l’opportunità di conoscere e vedere da vicino l’operato di Giuseppe Volonterio, fondatore e presidente di Pamo. Da una decina di anni in pensione, dopo essere stato Direttore generale della «Giorgio Armani» e Amministratore delegato della «Piaggio», oggi si dedica anima e corpo alla promozione e alla gestione dei progetti e delle attività di Pamo e Zambian Helpers Society. Giuseppe è più uomo del fare che del dire, al punto che non è stato facile farlo parlare di sè e carpirgli le motivazioni che lo hanno spinto a fare una scelta altruistica così significativa. Tra le varie considerazioni, una mi ha particolarmente colpito. “Come sono arrivato alla scelta di dedicarmi al volontariato? Di fronte alla nostra porta tutti i giorni passa un treno, ma quasi sempre non ci facciamo caso o lo ignoriamo. Un giorno mi sono accorto che ne stava arrivando uno e l’ho preso al volo... evidentemente era il mio!”

Giuseppe Volonterio

In Africa pensando al Brasile

segunda-feira, 18 de janeiro de 2010
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Arrivo in Zambia con il mio robusto campionario di stereotipi sull’Africa nera, ma per fortuna altrettanto ampio è il bagaglio di esperienze maturate nel mio pluriennale lavoro con la popolazione nera dei quilombos della Paraíba nel Nord Est del Brasile. Quilombo è il termine tecnico che normalmente viene usato per definire le comunità nere discendenti da antichi insediamenti creati da schiavi fuggiti dalle fazendas durante, o subito dopo, il periodo buio del lavoro schiavo in Brasile. E’ grazie a questa esperienza a fianco delle comunità quilombolas che il mio approccio con l’Africa assume un particolare coinvolgimento, tanta è la voglia di scoprire quali legami esistano tra due culture oggi divise geograficamente e storicamente dall’oceano Atlantico, ma le cui origini sono le stesse. E’ così che mi ritrovo a peregrinare per i villaggi attorno a Lusaka inseguendo legami, costumi, modi di fare e di essere che possano confermare quanto di “nero” sia rimasto nella gente delle comunità quilombolas del Brasile e quale dialogo sia possibile per recuperare le antiche origini comuni. Non ho la pretesa di essere riuscito a cogliere la realtà in modo approfondito nè di poter tranciare giudizi definitivi senza incorrere nel rischio di affermazioni superficiali e riduttive. Certo è stato interessante ritrovare somiglianze di costumi, di tecniche costruttive, di organizzazione degli spazi di vita, di usanze alimentari e di tanti altri piccoli particolari che attestano chiaramente una identità comune, anche se perduta nel tempo. La cosa che, però, mi ha più colpito è stata l’evidente influenza “culturale” del bianco, europeo, occidentale. Nei villaggi africani (per non parlare ovviamente delle città) così come nelle sperdute comunità quilombolas del Brasile il marchio impresso nella pelle e nella mente degli abitanti è la supremazia del bianco che ha sfruttato la loro esistenza e tuttora continua a imporre i propri modelli economici e culturali. In Brasile, nel tentativo di autoassolversi, il potere si è inventato il mito di una democrazia basata su un “razzismo cordiale”. In Africa nemmeno questo: le forme più esasperate di colonialismo economico e finanziario continuano grazie anche alla complicità di governi spesso inefficienti e corrotti. Nella stragrande maggioranza dei casi per la gente del popolo quasi nulla è cambiato e quel poco che è stato conquistato è stato grazie a organizzazioni missionarie e umanitarie indipendenti. E’ in una di queste realtà che sono capitato nel mio viaggio in Zambia. Visitando Lukamantano Village e la Casa Famiglia di Luanshya ho avuto modo di conoscere l’incredibile realtà creata e gestita da Zambia Helper Sociaty grazie all’aiuto di PAMO. Non credo di dover aggiungere molto a quello che già è stato descritto e illustrato nelle puntuali relazioni apparse sul giornale di Pamo. Ho seguito con puntigliosa curiosità il lavoro di sostegno e di controllo di Giuseppe Volonterio. Ho avuto modo di apprezzarne l’umanità, lo spirito partecipativo e la pacata determinazione: una garanzia per i sostenitori di Pamo. Me ne ritorno in Brasile alle mie comunità quilombolas arricchito nello spirito e con ancora maggior voglia di fare. Sono cosciente di come il cammino dello sviluppo per l’Africa, così come per le comunità quilombolas del Brasile, sia arduo e pieno di incognite. L’importante è continuare con determinazione in questa direzione contribuendo ciascuno secondo le proprie possibilità.

Tipici villaggi zambiani alle porte della capitale Lusaka  



Bimbi e mamme nella quotidianitá dei villaggi 

Alunni verso la scuola

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